IL VILLAGGIO TURISTICO CHE SORGE DA UNA CENTRALE ELETTRICA.

Il comune veneto di Porto Tolle si rigenera con il programma Futur-e lanciato da Enel.

Delta Farm.
Quando si spegne una luce, ecco che se ne accende un’altra. Più dirompente. Delta Farm è un progetto destinato a diventare un esempio, un’idea illuminante che ci fa ben figurare nel mondo.
Pensa, una ex centrale elettrica ormai in disuso viene completamente riqualificata sul Delta del Po e lascia le luci della ribalta a un villaggio ad alta sostenibilità. Succede in Italia. Ci avresti mai scommesso?

Il merito va al Gruppo fiorentino Human Company che ha presentato il suo progetto di riqualificazione del Comune di Porto Tolle in un villaggio turistico sostenibile all’interno del programma Futur-e di Enel Energia, il bando che vuole dare nuova vita a 23 impianti elettrici dismessi.

Ospitalità e vitalità.
Come per molti parti d’Italia, il turismo è una risorsa fondamentale. Delta Farm vuole essere una calamita in grado di portare circa 8.000 turisti al giorno. Una sfida che coinvolge gli imprenditori locali con una proposta che valorizzi le specialità locali, le produzioni ittiche e agricole.

È previsto che l’area si estendi su 110 ettari – 20 boschive – e con aree ricettive tutte sostenibili. Quindi, spazio alle case mobili di ultima generazione, alle piazzole di sosta e agli alloggi open air. Il polo sportivo multifunzionale sarà l’ombelico del benessere per tutti i visitatori, con sport acquatici e spazi dedicati alle esperienze sensoriali.

Il mondo rivalutato.
L’idea di dare nuova vita a centrali elettriche e impianti industriali dismessi è qualcosa che è sempre stata nell’aria. Spagna, Germania e Inghilterra hanno trasformato molte zone in centri polifunzionali, spazi ricreativi o culturali. Il Tate Modern, ad esempio, nasce dalla ex centrale termoelettrica Bankside Power Station; la Centrale Pitter di Malnisio, spenta nel 1988, è oggi uno Science Centre; la Centrale Montemartini di Roma è diventata un museo nel 1997.

Quando si accendono lampadine così, vale la pena scomodare Archimede e gridare: “Eureka!”.